Immerso nel giardino megalitico più grande d’Europa, che comprende anche i vicini comuni di Giurdignano e Uggiano La Chiesa, Minervino di Lecce nasconde monumenti millenari, forse espressione di culti solari e riti per la fecondità, come il Menhir Monticelli infisso nella roccia e il Dolmen Li Scusi, il più grande del Salento e il secondo in Puglia, dopo quello di Bisceglie. Probabile camera funeraria megalitica ha un lastrone di copertura sorretto da pietre sovrapposte e un foro nel centro, dove i raggi del sole penetrano interamente solo il giorno del solstizio d’estate.

Atmosfera surreale in campagna e tempo sospeso nel cuore del paese, con chiese e palazzi, piazze e vicoli, storie e sapori rimasti intatti nei secoli. Si passeggia con il naso all’insù per ammirare balaustre, stemmi, facciate e portali come quelli intagliati della cinquecentesca Chiesa Matrice dedicata a San Michele Arcangelo e poi ci si addentra per scoprirne tele, stucchi, statue in cartapesta e altari barocchi, come nella Chiesa della Madonna delle Grazie, della Madonna Immacolata, della Cappella dell’Addolorata, il convento e la Chiesa di Sant’Antonio e, un po’ fuori paese, quella di Santa Croce verso Uggiano la Chiesa e la magnifica Chiesetta di Sant’Anna a Specchia Gallone, completamente affrescata con immagini del Vecchio e Nuovo Testamento del XVI secolo.

A marzo, ogni anno il 18 e il 19, rivive un rito antichissimo, quello delle Tavole di San Giuseppe. In alcune case, tra atti propiziatori e preghiere, si preparano tredici pietanze in onore del Santo, ognuna con un valore sacro, a partire dalla “massa”, una ricetta arcaica a base di pasta, ceci e mugnuli (cavoli) e poi lampascioni, pesce fritto, cartellate, grossi pani votivi e così via: tredici commensali prendono parte al banchetto simbolico e raffigurano la Sacra Famiglia e i Santi.